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I riti della Settimana Santa nel Salento

Nella maggior parte dei paesi del Salento i riti della settimana Santa iniziano già dal lunedì, per arrivare poi fino al sabato mezzogiorno, col suono a festa delle campane (che la mattina del giovedì restano mute) a dare l’annuncio della resurrezione del Signore. La venerazione per la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo è vissuta con giornate intense di fede popolare che hanno pochi eguali nel resto d’Italia. Nel nostro territorio la Settimana Santa è sentita infatti in maniera particolare dalla popolazione che, a partire dal Giovedì Santo, venera il Cristo morto nella tradizionale visita a quelli che vengono impropriamente chiamati e conosciuti come i “sepolcri”. Si tratta dell’allestimento di ricchi cibori che accolgono il Santissimo all’interno di ciascuna chiesa. Subito dopo l’ultima Messa “in cena Domini”, che prevede il rituale simbolico del lavacro dei piedi e della deposizione del Santissimo Sacramento, le chiese restano aperte fino a tarda ora nella notte per accogliere la vera e propria folla di fedeli e visitatori che si riversano nei centri storici (soprattutto a Lecce) per recitare una preghiera davanti a scenografici allestimenti. Tradizione vuole che in molte case si prepari il cosiddetto “piatto per il sepolcro”, realizzato con chicchi di grano lasciati germogliare al buio su un letto di cotone idrofilo inumidito d’acqua di tanto in tanto, riprendendo un’antica usanza che altro non è se non la trasposizione del mito greco di Adone. La gran quantità di steli spuntati come per magia viene posta nel sepolcro allestito per adornarlo e simboleggiare la rinascita della vita, proprio come per l’antico personaggio mitologico. Ma la fantasia e la creatività di tanti devoti e parroci rende possibile la realizzazione di spettacolari allestimenti di tabernacoli che uniscono i simboli propri della Passione e della Pasqua in composizioni altamente coreografiche, seppur improntate alla semplicità. Il tutto in un’atmosfera di profonda commozione e spiritualità che pervade il visitatore. Secondo tradizione, il numero dei sepolcri visitati deve essere rigorosamente dispari.
Da non perdere assolutamente sono le tante processioni che si svolgono in tutti i centri della provincia e nel capoluogo salentino il Venerdì Santo. Migliaia di persone vi prendono parte, tra canti e preghiere che accompagnano le statue di cartapesta della Madonna Addolorata e di Gesù Morto per le vie dei centri storici.
La mestizia svanisce con la domenica di Pasqua e il successivo Lunedì dell’Angelo o di Pasquetta, in cui si torna a gioire e mangiare cibi succulenti. Tutto leccese è “lu riu”, ossia la scampagnata fuori porta del martedì, che rievoca la visita che in passato si faceva alla chiesetta di campagna della Madonna d’Aurio, vicino a Surbo, dedicata alla Madonna di Loreto. “Lu riu” non è altro che la forma dialettale contratta di “d’Aurio”. E’ definita perciò la Pasqua dei leccesi, proprio in virtù di questa vecchia consuetudine ormai quasi del tutto scomparsa, ma che l’amministrazione comunale del capoluogo salentino ha rilanciato da qualche anno, seppur in altro luogo rispetto alla chiesetta.

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