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La pietra leccese
A caratterizzare l’architettura di Lecce dei secoli XVI e XVII ha certamente contribuito il poter contare su un materiale altamente plasmabile e facilmente lavorabile grazie a semplici utensili come la cosiddetta “pietra leccese”. Si tratta di un minerale calcareo, un tufo particolarmente morbido che, estratto dalle cave salentine, soprattutto quelle che sorgono nel comprensorio di Cursi, nell’entroterra magliese, si offre alla modellazione degli artigiani più abili, capaci di veri e propri ricami in pietra. Dalla pietra leccese si ottengono, infatti, pregevoli manufatti quali tavoli, portaoggetti, lampade, portacandele e sculture varie. La pietra leccese ha inoltre rappresentato la fonte prima di costruzione per veri e propri capolavori dell’architettura del capoluogo salentino, con la celebre Basilica di Santa Croce che si staglia come il più alto livello di maestria raggiunto, nonché uno dei simboli di Lecce e del Salento nel mondo.

La pietra forata di San Vito
Calimera - Nella cappella dedicata a San Vito, eretta nel ’500, è custodito un monolite che rappresenta davvero un misterioso e curioso rompicapo. Si tratta della pietra di circa un metro di larghezza, nel cui centro si apre un foro del diametro di circa 30 centimetri. La pietra forata si trova al centro della cappella ed è incorporata nel pavimento. La chiesetta è chiusa tutto l’anno tranne che a Pasquetta, il giorno del Lunedì dell’Angelo. A questo masso la tradizione popolare, mutuando antiche credenze pagane, attribuisce virtù e proprietà taumaturgiche. E’ lì che si rinnova anno dopo anno un rito remoto, che simboleggia la rinascita, la purificazione, ma anche propiziatore di fecondità. Chiunque strisci attraverso il foro, a prescindere da peso, età, sesso e dimensioni corporee ci passa e si dice che provi sensazioni che variano di persona in persona.

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