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QUINTO ENNIO IL PRIMO EMIGRANTE SALENTINO !
Quinto Ennio, poeta latino (Rudiae, od. Rugge, nelle Puglie, 239 - Roma 169 a.C.) Messapico di origine e greco di educazione, durante la seconda guerra punica combatté come centurione nelle file romane in Sardegna, dove fu conosciuto da Catone il Censore, di ritorno dall’Africa, e da lui portato a Roma. Quivi condusse una vita modesta e dedita all’attività letteraria, guadagnandosi il favore degli Scipioni e di altri illustri personaggi che egli iniziò alla conoscenza della cultura greca. Seguì nel 189 Fulvio Nobiliore nella campagna militare d’Etolia, ove partecipò alla presa di Ambracia, e nel 184 ottenne la cittadinanza romana. Alla sua morte venne onorato con una statua collocata nella tomba degli Scipioni. Ennio occupa un posto importante nella letteratura latina, per avere largamente contribuito ad adattare l’eredità della cultura ellenica alla lingua e allo spirito romano. Suo merito notevole fu la sostituzione dell’antico saturnio con l’esametro omerico, che divenne il verso più usato nella poesia latina. Appunto in esametri e nella convinzione che in lui fosse trasmigrata l’anima di Omero, compose la sua opera maggiore, gli Annali, in cui, esaltando la virtù dei Romani antichi, da una parte diede lustro alle famiglie a cui appartenevano i suoi protettori, dall’altra assurse a poeta nazionale, cantore delle gesta del suo popolo e della sua missione storica. Ennio compose inoltre una ventina di tragedie, di cui due praetextae (Ambracia e Sabinae), di argomento romano, e le altre per la maggior parte imitate da Euripide; Saturae, poesie varie di metro e di struttura, di ispirazione filosofica o morale; due commedie: Caupuncula (L’osteriuccia) e Pancratiastes (L’atleta). Di tutta questa produzione non restano che titoli e frammenti. In conflitto tra razionalismo e fede nei valori ideali, Ennio si occupò di problemi filosofici, morali, educativi: caratteristico un suo scritto probabilmente in prosa, Eubemerus o Historia sacra (Evemero o Storia sacra), sull’origine terrena della divinità. |